Luigi Belluzzo, di Belluzzo & Partners, incontra Cassiopea

Impresa e finanza, un mondo nuovo che sa premiare chi coglie le occasioni.

Il rispetto delle regole e la capacità di vedere le opportunità dei mercati è la strada giusta per aprire a business emergenti e crescere globalmente. Come lo Studio, che arrivato oggi a 60 professionisti fra Verona, Milano e Londra, apre a Singapore una finestra sul Far East.
Luigi Belluzzo, nato a Legnago, sposato e padre di tre figli, è laureato in Economia e commercio all’Università di Bologna. Dopo un periodo trascorso in Inghilterra per la specializzazione ha conseguito il titolo di Dottore commercialista e Revisore contabile. È socio (equity partner) dello Studio. Dal 1996 svolge attività di ricerca in diritto tributario internazionale all’Università Bocconi e segue per SDA temi di finanza e diritto. Membro della International Fiscal Association e della Society of Trust and Estate Practitioners, docente in master e corsi di specializzazione, scrive sulla stampa specializzata di riorganizzazione societaria, fisco e temi legati al capitalismo familiare. Ha pubblicato per Il Sole 24 Ore il libro “Guida alla pianificazione patrimoniale”.

Impresa e finanza, un mondo nuovo che sa premiare chi coglie le occasioni.

Il rispetto delle regole e la capacità di vedere le opportunità dei mercati è la strada giusta per aprire a business emergenti e crescere globalmente. Come lo Studio, che arrivato oggi a 60 professionisti fra Verona, Milano e Londra, apre a Singapore una finestra sul Far East.

Dopo anni di stop la situazione economica si sta muovendo. Crede che il nuovo scenario allarghi e cambi le opportunità delle aziende?
“Nell’ultimo periodo vi sono state sensibili variazioni sia sul piano della normativa che dal punto di vista economico. Sotto il primo profilo la cosa che per me spicca maggiormente è che la situazione giuridica sulla scena internazionale si è fatta più chiara. Intendo dire che la disciplina degli adempimenti fiscali è molto più diffusa rispetto a qualche anno fa e gli effetti si vedranno in misura crescente. Sono molti i Paesi che stanno diventando sempre più trasparenti, dopo il Lussemburgo anche la Svizzera fornisce sempre più informazioni. In altre parole credo che oggi siamo arrivati esattamente dove ci aspettavamo di essere”.

E cioè dove siamo?
“Dalla parte dell’etica, in un mondo che è sempre più, e giustamente, diviso tra i Paesi che rispettano i requisiti di conformità e quelli che non ne tengono conto. Ma rispetto a un recente passato chi non lo fa è destinato a rimanere alla finestra, a essere segnato come un cittadino di serie B, guardato come un appestato, impossibilitato a ricevere un servizio di serie A. Quindi secondo me la regola più importante oggi nel mondo del business è essere a posto, e la seconda regola è fare bene gli imprenditori”.

Quindi in questa situazione qual è il suo consiglio alle aziende su come muoversi?
“Sul piano economico bisogna fare i conti con la grande volatilità dei mercati e con la forte influenza esercitata dal corso delle materie prime, soprattutto il petrolio, ma non solo. Per sfruttare le opportunità è necessario raggiungere una certa dimensione, perché piccolo non è più bello. Come si fa? Non sempre si può crescere per linee interne, un processo inoltre lungo e impegnativo, quindi è meglio puntare a integrare aziende o business simili. Si dirà che servono le risorse per fare le acquisizioni, ma è un falso problema: in questo momento le fonti per finanziare la crescita ci sono, e anche le occasioni. Ma il vero valore aggiunto lo portano l’imprenditore con i suoi progetti e i suoi consulenti preparati”.

E le banche? Ci abitueremo a fare impresa senza di loro?
“No, però da oggi il loro ruolo, seppure sempre centrale, sarà diverso da prima. Infatti non saranno più l’unica fonte finanziaria per un’azienda. E invece la Borsa sarà un interessante alleato, sempre che si possa presentare un progetto di sviluppo ben strutturato. Quando si fa una pianificazione pulita e trasparente, come dicevo prima, la leva finanziaria ci aiuta ad accelerare i processi. Si può ad esempio immaginare un partner che ti presti i soldi senza entrare nel capitale, con una remunerazione in base al profilo di rischio dei vari progetti. Si tratta per ora di formule ancora agli albori in Italia ma destinati a crescere”.

Insomma, l’Italia ha fatto un passo avanti decisivo per entrare nel “club” delle nazioni in cui non si bara al tavolo delle regole.
“Certamente. Abituati a lavorare nel mondo della trasparenza, speriamo che l’Italia abbia di fatto imboccato la strada giusta senza se e senza ma, perché la scorciatoia non paga più. Il pensiero che deve attraversare la mente degli imprenditori è semplice: non voglio essere trattato come un soggetto di serie B, per crescere ho bisogno di accedere a consulenti e a fonti di capitali che altrimenti non mi prenderebbero in considerazione, anzi, nemmeno mi parlerebbero. Solo da questa posizione posso cominciare a pianificare il mio sviluppo”.

È stata la globalizzazione a cambiare tutto? A spingere i singoli Paesi a uscire dal guscio?
“La globalizzazione stessa non è più quella di trent’anni fa: è tutto più complicato, vuoi per le regole stringenti, vuoi perché l’internazionalizzazione oggi significa avere a che fare con una molteplicità di soggetti emergenti ed emersi. Resta il fatto che ci sono opportunità a disposizione ovunque. Noi, che cerchiamo di dare ai nostri clienti una visione d’impresa e un valore aggiunto strategico, abbiamo appena aperto un ufficio a Singapore, un mercato del tutto pulito e trasparente, la porta dell’Asia così come Londra è la porta del mondo”.

Le tensioni nell’Unione Europea possono frenare una crescita ancora debole?
“I problemi ci sono ma vanno assolutamente affrontati e risolti. Le divergenze non devono farci dimenticare quanto sia importante un organismo come l’Europa, per tutto quello che ci ha permesso di costruire. Un’erosione di consensi non soltanto per l’ideale europeo ma anche per gli aspetti competitivi sarebbe insostenibile. Pensiamo all’occasione di accedere ai mercati attraverso le acquisizioni, rafforzare la propria catena del valore con operazioni di sviluppo. Proprio ora molte aziende in crisi sono sul mercato: un imprenditore attento sa cogliere queste opportunità con il giusto supporto professionale e con adeguati canali di finanziamento, per arrivare a costruire un gruppo di medie dimensioni”.

Le aziende possono anche cambiare proprietà: di cosa bisogna tenere conto quando ci si trova al bivio tra vendere o crescere? E crescere come?
“Uno dei temi più stimolanti nel nostro settore è proprio il family business, un argomento che seguo anche come docente alla SDA Bocconi. La pianificazione familiare richiede un insieme di competenze e di esperienze, che vanno dalla tecnica professionale al semplice e però fondamentale buon senso. La cosa più importante è studiare e programmare bene il passaggio generazionale, un aspetto impegnativo ma molto bello della vita d’impresa. In ogni caso ora più che mai è necessaria molta flessibilità per modificare le proprie strategie sia come visione che come attività operativa, tenendo conto di aspetti giuridici o normativi che non vanno trascurati se si vuole crescere e internazionalizzarsi”.

È legittimo sperare di essere all’inizio del dopo-crisi, o la considera un’illusione?
“Crisi? Ma la crisi non esiste. Dobbiamo abituarci a considerare quello che ci circonda un mondo del tutto nuovo, complesso, difficile, ma che sa premiare gli imprenditori più veloci e dotati di una visione ampia dello sviluppo. Per come li conosco io, gli imprenditori del Nord-Est si troveranno a loro agio in questi scenari competitivi. Non ha più senso parlare di crisi, e non aspettiamoci che torni tutto com’era prima. E, a proposito, smettiamola di aspettarci dalle banche che tornino a fare le banche come facevano un tempo. Il momento richiede nuovi strumenti per intraprendere, e quindi anche banche nuove”.

Anche lo Studio Belluzzo & Partners nella “versione 2016” deve cambiare marcia.
“Lo stiamo già facendo, e non certo da ora. Negli ultimi anni ci sono stati al nostro interno cambiamenti, evoluzioni e correzioni di rotta fino a oggi. Siamo cresciuti di numero e di qualità, abbiamo investito molto nel capitale umano, acquisendo solide competenze nella fiscalità internazionale, nel diritto commerciale e dei patrimoni. Oltre a presidiare l’Italia da Milano e Verona siamo presenti a Londra con più di 20 persone, perché crediamo che sia la piazza giusta per svilupparci. E per lo stesso motivo abbiamo appena aperto anche a Singapore, facendo uno sforzo imprenditoriale importante. E intanto abbiamo rafforzato i contatti, ponendo le basi nelle principali piazze finanziarie come la Svizzera e gli Stati Uniti, ma anche a Montecarlo o in Lussemburgo, altri posti dove ormai la trasparenza è di casa”.

Quali sono i vostri obiettivi di sviluppo per il futuro?
“Non faremo mancare gli investimenti finalizzati a rafforzare le alleanze con partner esteri, spingendo sulle tematiche delle operazioni straordinarie e del family business. Puntiamo ad assistere le famiglie imprenditoriali sempre meglio sia sul lato private che corporate. E stiamo crescendo: oggi in totale lavorano con noi più di 60 persone, possiamo definirci uno studio di medie dimensioni che punta a sviluppare nuove competenze in nuovi mercati. Come ho detto parlando delle imprese, le occasioni ci sono, bisogna saperle cogliere”.

 

Stefano Tenedini

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